SE MI GUARDI NON VALE…

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Il Disturbo di Ansia Sociale (o Fobia Sociale) è caratterizzato da un’ansia clinicamente significativa provocata dall’esposizione a situazioni sociali, che spesso determina condotte di evitamento. I criteri diagnostici secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) sono rappresentati dalla presenza di paura marcata e persistente di una o più situazioni sociali nelle quali la persona è esposta al possibile esame degli altri.

Gli esempi comprendono interazioni sociali (avere una conversazione, incontrare persone sconosciute), essere osservati (mentre si mangia o si beve) ed eseguire prestazioni di fronte agli altri. La persona teme di agire o manifestare sintomi di ansia che saranno valutati negativamente dagli altri e le situazioni sociali sono temute o sopportate con intenso disagio. La paura, l’ansia e l’evitamento sono persistenti e causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in aree importanti.

Le persone con questa difficoltà risentono di una significativa sofferenza emotiva e di isolamento sociale; risultano ritirate in ambienti poco familiari, quando interagiscono con gli altri possono mostrare segni di disagio (arrossire, evitare il contatto oculare) e sperimentano sintomi emotivi e fisici (paura, tachicardia, tremore, sudorazione, difficoltà di concentrazione). Desiderano i contatti con gli altri, ma evitano le situazioni sociali per paura di essere considerati poco piacevoli, noiosi, sciocchi, e per la preoccupazione di fare o dire qualcosa che potrebbe risultare imbarazzante o umiliante. Quando sono impegnati in incontri sociali o li prevedono, sperimentano un aumentato arousal somatico ed una specifica costellazione di sintomi fisici. Possono quindi arrivare ad evitare di parlare in pubblico, esprimere opinioni, socializzare con i pari.

Nei bambini l’ansia si manifesta con i coetanei e non solo nell’interazione con gli adulti; possono apparire eccessivamente timidi negli ambienti sociali non familiari, sfuggire al contatto con gli altri, rifiutare di partecipare ai giochi di gruppo, stare tipicamente in disparte nelle attività sociali e tentare di rimanere vicino agli adulti familiari. Può esservi declino delle prestazioni scolastiche, rifiuto della scuola o evitamento delle attività sociali. I sintomi fisici riportati dai bambini tra gli 8 e i 12 anni comprendono sensazioni di soffocamento, di vampate o di gelo, palpitazioni, tremore e mal di testa. Le manifestazioni comportamentali includono: pianto, collera, irrigidimento, ritiro, balbettare, scarso contatto oculare, mangiarsi le unghie, voce tremante, il non riuscire a parlare durante le situazioni sociali. Tra i contenuti cognitivi possiamo trovare: pensiero di fuga dalla situazione, autocritica, umiliazione, imbarazzo e senso di inadeguatezza. Le situazioni temute possono essere: parlare in pubblico (presentare un resoconto orale, leggere ad alta voce), parlare con un coetaneo o a figure rappresentanti l’autorità, mangiare davanti agli altri, scrivere alla lavagna, andare alle feste. La situazione sociale più temuta è l’interazione non strutturata con i pari.

Si può manifestare anche ansia anticipatoria, prima delle situazioni sociali o pubbliche previste, e può instaurarsi un circolo vizioso: l’ansia anticipatoria determina un atteggiamento cognitivo timoroso e sintomi ansiosi riguardanti le situazioni temute, che porta ad una prestazione inficiata o percepita come tale, che determina imbarazzo ed aumento dell’ansia anticipatoria.

La terapia cognitivo-comportamentale si è mostrata efficace nel trattamento della fobia sociale. Prevede l’utilizzo di tecniche di rilassamento, esposizione e ristrutturazione cognitiva. Tali interventi non possono prescindere da una accurata valutazione ed è pertanto fondamentale, nella fase iniziale, svolgere un assessment dettagliato che metta in luce le convinzioni irrazionali e il nucleo della paura. Solo successivamente alla fase valutativa si potrà passare all’uso delle tecniche.

L’esposizione richiede che la persona si confronti con la situazione o con gli stimoli temuti, e i suoi effetti sono spiegati dal meccanismo dell’abituazione: la sofferenza emozionale è elicitata quando un paziente con fobia sociale viene collocato in una situazione in cui il livello di arousal tende ad innalzarsi; se il soggetto permane nella situazione ansiogena per un periodo di tempo sufficiente, il livello di arousal tende ad abbassarsi. Nell’esposizione in vivo la persona è messa a contatto con la situazione o gli stimoli temuti nella vita reale. Può essere condotta con modalità intensiva o può essere applicata gradualmente con una gerarchia di stimoli. L’esposizione immaginativa implica la presentazione al paziente di situazioni o stimoli temuti per mezzo del processo di immaginazione. È quindi necessaria la costruzione di alcune scene da immaginare, che rendano l’atmosfera riguardante l’aspetto cruciale della situazione in grado di indurre e mantenere l’ansia.

Nel paziente con ansia sociale si riscontrano diverse distorsioni cognitive; la persona è guidata nel comprenderle ed imparare ad identificarle. Successivamente, i pensieri sono analizzati e messi in discussione e si producono pensieri più utili sostitutivi. L’obiettivo è l’acquisizione di abilità cognitive da mettere in atto nelle situazioni sociali ansiogene.

Dott.ssa Cecilia Dionisi

Psicologa – Psicodiagnosta

Bibliografia di riferimento:

  • American Psychiatric Association (2013), Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder. it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM-5, Raffaello Cortina, Milano 2014
  • Beidel D. C., Turner S. M., (2000) Timidezza e Fobia Sociale: genesi e trattamento nel bambino e nell’adulto. Edizione italiana a cura di Mario Di Pietro. McGraw-Hill

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