MAMMA, CHE MAL DI TESTA!

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I sintomi “medicalmente inspiegabili” rappresentano una questione comune. Nella pratica clinica si incontrano spesso bambini o adolescenti che riportano frequenti mal di testa per i quali hanno già consultato un medico e di cui non è stata trovata alcuna causa organica.

Il mal di testa si distingue in forme di cefalea primaria e secondaria; nel primo caso indagini strumentali ad hoc hanno escluso la presenza di lesioni strutturali che possano giustificare il mal di testa, nel secondo tali indagini consentono di risalire alla causa della cefalea.

Le cefalee con esordio in età evolutiva possono essere l’effetto di cause multiple, e rappresentano un disturbo in cui fattori neurologici e psicologici interagiscono. In quanto sindromi multifattoriali, richiedono un approccio trasversale, chiave della riuscita terapeutica.

La comprensione dei correlati psicologici del mal di testa riveste un ruolo fondamentale, considerando come la compresenza di difficoltà psicologiche faciliti il percorso verso la cronicizzazione e peggiori la qualità di vita dei pazienti. I fattori psicologici non sono la “causa” del mal di testa, ma possono influenzarne le manifestazioni; quindi, focalizzare l’attenzione sugli aspetti psicologici, implica guardare il problema da una prospettiva integrata.

Bambini con frequenti e invalidanti mal di testa possono mostrare problemi emozionali, comportamentali e relazionali, e non è raro il riscontro di difficoltà scolastiche, familiari e di socializzazione. Alcune caratteristiche psicologiche sembrano essere in rapporto con la presenza di cefalea: tendenza al perfezionismo, propensione a provare ansia, rabbia non espressa, umore malinconico, difficoltà nella gestione delle emozioni (scarsa espressione ed eccessivo controllo emotivo), inibizione comportamentale, irritabilità, introversione.

Importanza peculiare riveste la sfera scolastica con cui il paziente interagisce. La scuola rappresenta per il bambino una delle prime occasioni di confronto con adulti di riferimento diversi dai genitori, che si pongono nei suoi confronti anche con un ruolo di controllo e giudizio. Vi si aggiungono aspetti legati ai processi di socializzazione e di confronto con i coetanei.

Evitando generalizzazioni, occorre analizzare attentamente tutti gli aspetti legati ai processi di apprendimento e socializzazione, all’ansia rispetto alle proprie prestazioni, alle aspettative e dinamiche familiari, realizzando una lettura contestualizzata del disturbo.

I principi generali della gestione delle cefalee in età evolutiva possono essere riassunti elencando alcuni punti chiave:

  • stabilire la diagnosi;
  • ricercare eventuali altri disturbi;
  • ricercare eventuali fattori scatenanti;
  • informare ed educare paziente e famiglia circa la condizione;
  • utilizzare un diario dei mal di testa, che permetta di osservarne sistematicamente e stabilirne caratteristiche e sintomi associati;
  • condividere e stabilire aspettative realistiche e selezionare insieme obiettivi appropriati;
  • discutere dei benefici terapeutici attesi e del tempo per raggiungerli;
  • ridurre i meccanismi emotivi (a livello personale, all’interno dell’ambito familiare e scolastico) che provocano stress e che possono influenzare gli attacchi di mal di testa;
  • sostenere nel far fronte ad eventuali fattori scatenanti.

È fondamentale adottare un approccio multidisciplinare nel trattamento della cefalea ed educare a prevenzioni di tipo non-farmacologico, che evitino la cronicizzazione e l’abuso di farmaci, nonché il rischio di “cefalea da abuso di farmaci analgesici”.

La presenza dello psicologo può essere particolarmente utile per l’individuazione e la gestione dei fattori scatenanti e di mantenimento e dei life events concomitanti all’esordio della cefalea.

La terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato la sua efficacia nel trattamento della cefalea sia nell’infanzia sia nell’età adulta, riducendo intensità e frequenza dei mal di testa.

L’intervento cognitivo-comportamentale applicato a soggetti in età evolutiva, in generale, ha la caratteristica di essere un tipo di intervento breve, strutturato e basato sul principio che emozione, pensiero e comportamento sono tre aspetti del funzionamento dell’individuo che interagiscono in continuazione e si influenzano reciprocamente. Secondo la prospettiva cognitivo-comportamentale la persona reagisce alla rappresentazione cognitiva dell’ambiente oltre che all’ambiente di per sé. Il compito principale di un intervento è creare delle esperienze di apprendimento che consentano di modificare i processi cognitivi, le reazioni emotive e i comportamenti disfunzionali.

Un target di intervento nei casi di cefalea in età evolutiva può essere rappresentato dal potenziamento della consapevolezza, dell’espressione e della gestione delle emozioni, dall’ampliamento del ventaglio delle abilità di coping, dall’apprendimento di capacità di autoregolazione che promuovano un raggiungimento flessibile degli obiettivi.

In alcuni casi, non si può prescindere da un’attenta analisi delle dinamiche familiari eventualmente coinvolte nel mantenimento o nell’esacerbazione del quadro sindromico. Risultano, infatti, diversi i fattori familiari che possono interagire con la presenza della cefalea: tendenze iperprotettive da parte dai genitori, scarsa soddisfazione nella relazione della coppia coniugale e genitoriale, atmosfera familiare tesa, pattern relazionali inadeguati, difficoltà nell’espressione di preoccupazioni e sentimenti di tristezza da parte del paziente all’interno della propria famiglia. Questo non implica che in ogni caso il trattamento preveda un intervento specifico sulla famiglia, occorre sempre inquadrare le caratteristiche della situazione ed indirizzare l’intervento in base alle peculiarità di volta in volta presenti; tuttavia, il miglioramento delle interazioni familiari rappresenta un fattore prognostico positivo e una riduzione dei sintomi è più probabile quando i cambiamenti nella sintomatologia individuale si incorporano in un ambiente in grado di integrarli.

Dott.ssa Cecilia Dionisi

Psicologa – Psicodiagnosta

Bibliografia di riferimento:

  • Cerutti R., Guidetti V. (2007) Psicosomatica in età evolutiva. Il Pensiero Scientifico Editore
  • Di Pietro M., Bassi E. (2013) L’intervento cognitivo comportamentale per l’età evolutiva. Strumenti di valutazione e tecniche per il trattamento. Erickson
  • Guidetti V. (2005) Fondamenti di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Il Mulino
  • Ochs M., Seemann H., Franck G., Wredenhagen N., Verres R., Schweitzer J. (2005) Primary headache in children and adolescents: therapy outcome and changes in family interaction patterns in Families, Systems & Health; 23(1): 30-53
  • Termine C., Ozge A., Antonaci F., Natriashvili S., Guidetti V., Wöber-Bingöl C.J. (2010) Overview of diagnosis and management of paediatric headache. Part II: therapeutic management in Headache Pain; 12(1): 25-34

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